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La spada del destino – Andrzej Sapkowski

Il potere del cinema è quello di dare volto ai personaggi che spesso abbiamo amato nei libri, tanto più se, come nel mio caso, la lettura della saga di Andrzej Sapkowski intitolata The Witcher è arrivata dopo la visione della serie Netflix, della prima stagione. Così non c’è basilisco che tenga, lo strigo per me ha il volto dell’attore che ne ha impersonato il volto sul piccolo schermo. Una bella serie, ma i libri sono molto meglio. Voglio mettere subito le carte in tavola: quanto sono stata avventata e ingenua e priva di riferimenti per ignorare in tanti anni Andrzej Sapkowski? Lo scrittore polacco che leggiamo in Italia con Editrice Nord è infatti secondo me uno dei più grandi scrittori fantasy contemporanei.

Una penna raffinatissima, un world building complesso e avvincente. Un fantasy epico che ti porta per terre e avventure, alla ricerca di un amore sventurato. Sapkowski ha chiesto di essere tradotto direttamente dal polacco alla lingua di destinazione, nel nostro caso quindi l’italiano, senza cioè l’intermediazione della traduzione dall’inglese. Questa richiesta (per la quale dovremmo tutti ringraziarlo) rende possibile un’autenticità ancora più forte del suo stile, che è ripeto incredibilmente ricco e potente.

La spada del destino è il secondo volume della collana Editrice Nord, al centro della storia c’è Geralt di Rivia, lo strigo, il Lupo Bianco. Lo strigo è un umano mutato attraverso il rito delle erbe che gli ha conferito delle particolari abilità e poteri. Geralt come tutti gli strighi (che sono sempre meno in questo universo immaginario di Sapkowski che ci ricorda una Europa divisa in regni e popolata da razze magiche) è un cacciatore di mostri. Gli strighi girano per terre e regni, vengono pagati appunto per liberare i posti dalla presenza di mostri. The Witcher ha avuto trasposizioni in televisione e è un videogioco molto famoso.

Geralt con i suoi occhi gialli ha una personalità chiusa e complessa: è usato dagli uomini per proteggersi dai mostri ma nello stesso tempo è visto sempre in maniera differente, come diverso, imprevedibile. Lo impariamo a conoscere pagina dopo pagina, grazie al rapporto che ha con alcuni personaggi che ruotano intorno. Non solo il mitico Ranuncolo ma, chiaramente, la maga Yennefer, il loro primo incontro c’è nel libro Il guardiano degli innocenti, l’inizio di una burrascosa relazione amorosa che andrà avanti nei libri.

“Taci! Io non sono un’elfa incontrata nel bosco, che un bel mattino si può piantare in asso senza svegliarla. Tra te e me non c’è più niente. Niente, hai capito? Ma non significa che ti abbia perdonato. Non ti perdonerò mai, strigo. Mai”

Nel libro La spada del destino re Niedamir raduna i cacciatori per eliminare un drago grigio, e tra loro c’è Geralt che si presenta perché sa che il re ha chiamato anche la maga Yennefer, l’unica donna che abbia mai amato. Tanta epicità, tanta. Un fantasy da leggere.

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