fbpx
Skip links
Explore
Drag

Love Her Wild, Scetticismo e Instapoets

Sono una delle novità editoriali di questa epoca nonsopiùchenumero.0, gli instapoets. Di chi parlo? Atticus per dirne uno, e meglio chiarirlo questa non è una recensione vera e propria di Love Her Wild. Più che altro parliamone un po’. Un sabato pomeriggio mi fiondo in libreria perché avevo già programmato la domenica di relax. E scopro di aver azzeccato la data, mi scadevano i punti con relativo sconto. Qualcosa come 800 punti, mica bazzecole. Allora mi do alla pazza gioia. Giro e rigiro nella zona all’entrata e vedo questo libretto di Fabbri Editori, la copertina mi piace subito, cielo notturno, filtro bianco e nero, un profilo femminile. Tre parole come titolo, Love Her Wild, una dopo l’altra ma separate, autore Atticus e la traduzione di Francesco Sole. Apro e leggo che lo scrittore è stato definito il “poeta più tatuabile al mondo” e viene da instagram dove colleziona quasi 400mila seguaci. Lo cerco anche io. La definizione, la storia cioè del più tatuabile, mi fa inarcare le sopracciglia, mi lascio andare a una reazione a dir poco perplessa, ma bisognerà pur prendere contatto con le nuove forme di espressione. La poesia che d’impatto ci riporta ai taccuini di pelle, a uno straordinario ventenne di nome Pablo Neruda che già scriveva versi d’amore e una canzone disperata, la poesia non è archiviata, obsoleta, viaggia invece ai tempi dei social e crea fenomeni sui quali le case editrici scommettono. E’ il caso proprio di Atticus, misterioso giovane poeta californiano che ha pubblicato le poco più di 200 pagine di Love Her Wild con una delle più grandi case editrici americane. La poesia si conferma un linguaggio che dalla notte dei tempi inventa nuove forme, l’espressione per eccellenza dell’amore, in parallelo in questi nostri decenni con la forza delle canzoni e della musica. Sia ben chiaro che non sto dicendo che Love Her Wild sia un’opera paragonabile ai libri di poesia che ho amato da quando a quindici anni divoravo Lorca nei pomeriggi del liceo. Neanche lontanamente e nemmeno con il binocolo. Tende il più delle volte per me a essere messaggio da cioccolatini, ma in piena onestà, non sempre.

 

“Entra pure nel mio cuore,

ma prima togliti le scarpe”

 

Fatto sta che nemmeno lo apro il libro, decido di acquistarlo e continuo la meticolosa perlustrazione degli scaffali. Nella famosa domenica di relax me lo leggo tutto. Un punto a favore dell’operazione editoriale che porta Atticus in Italia, è l’ideazione grafica del libro. Mi piace, e tanto. Le poesie per la maggior parte sono di forma breve, così vengono collocate di volta in volta in una posizione diversa all’interno della pagina totalmente bianca. Ci sono fotografie ad accompagnare alcuni versi, altre poesie sono stampate proprio sopra l’immagine. Come intuibile già dal titolo, sono tre sezioni. Her e Wild sono quelle che ho preferito, credo per il livello di banalità che scende un po’ ma senza abbandonarci mai.

 

“Non stava aspettando un cavaliere.

Stava aspettando una spada”

 

Dopo un paio d’ore, tra lettura, rilettura, pagine sfogliate, ad Atticus devo comunque riconoscere un grande merito. Mi è rivenuta voglia di aprire qualche vecchio libro, male davvero non fa. E poi devo fare una confessione. Nonostante i moti di perplessità, ho finito per pubblicare sul mio profilo instagram un paio di sue poesie.

Leave a comment