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Luna d’Inverno di Ilaria Varese: il fantasy c’è

Il fantasy italiano c’è, è vivo e resiste insieme a noi: recensione del romanzo Luna d’Inverno, esordio 2019 di Ilaria Varese pubblicato da La Corte Editore. Ho voluto iniziare così, perché questo libro è la prova che il genere ha voci italiane che vale la pena scoprire. Sono un’appassionata fantasy in ogni sua declinazione, dall’epic fantasy, all’urban, al gothic romance, leggo tutto anche il meraviglioso trash che ci può allietare in qualche serata impossibile (parlo delle cose hot anche imbarazzanti, tant’è). Ma guardando la mia libreria, mi rendo conto di come sia colonizzata per la stra-grande maggioranza da autori stranieri. Dalle dee del genere, Cassandra, Jennifer, Richelle, Claudia, Charlaine, Lauren, Ursula (sì le chiamo tutte per nome, siamo amiche anche se loro non lo sanno), fino ai mostri sacri, Tolkien su tutti, Martin, Sapkowski, Luk’janenko, Brooks (lo metto per ultimo perché non sono una fan). Insomma una valanga di autori stranieri. Ci sono solo due italiane nelle mie librerie fantasy: Licia Troisi, definita per anni la regina del fantasy italiano, e la stupenda Virginia de Winter che resta per me una delle più brave scrittrici fantasy, ci ha regalato una saga indimenticabile, Black Friars. E poi? Basta. Sia chiaro, mi scuso in partenza con gli autori che non compaiono nei miei scaffali, che sono tanti e saranno tutti validi. A volte, il punto anche, è conoscerli. Quindi arrivo a Luna d’Inverno. Questo romanzo l’ho conosciuto per vie traverse, un passaparola. Sono sincera, in libreria non lo avevo visto, così l’ho ordinato e letto. Recupero la recensione adesso. Ilaria Varese, 26 anni, al suo esordio, viene da Wattpad. Non sapete cosa sia? Potete recuperare qui, ne ho parlato in questo podcast di Fanny, è una piattaforma dedicata a scrittori e lettori da tenere d’occhio. L’autrice ha creato una storia, un romanzo, del genere urban fantasy a tematica licantropi. Niente di nuovo, direte voi. Io sono una che legge volentieri la materia, ma a convincermi è stato l’elemento esotico (per dirla così) del libro. La protagonista, Gwenfyr, vive in una fattoria del Tennessee con il padre e il fratello. La famiglia è normale solo in apparenza: sono licantropi di sangue puro. Ma non Gwen, che a 20 anni superati non ha mai subito la trasformazione. Questa è la chiave che, secondo me, rende la storia costruita poi sulla minaccia esterna, della lotta tra branchi, tra amore e sete di potere, portatrice di una originalità. Un’impronta che riconosciamo nella protagonista, meno stereotipata del solito, che non si sente umana e nemmeno lupo. Un romanzo young che sa stare tra le mani di tutti.

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